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MUSEI DI BOLOGNA

 

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Museo Civico Archeologico Bologna

La collezione archeologica di Bologna è ricchissima, prima di tutto per la feconda tradizione di scavi archeologici che caratterizza la città e in secondo luogo per l’importanza dei ritrovamenti. Significativa è la sezione dedicata ai corredi funerari etruschi di età villanoviana e felsinea e mirabile la sezione egizia, una delle più importanti d’Europa. Le tre sale della collezione egizia, recentemente allestita, espongono oltre 3500 pezzi e mostrano secondo un criterio cronologico, la crescita artistica, della scrittura, della ritualità religiosa, della civiltà egizia. Particolarmente interessanti sono i rilievi della tomba di Saqqara del faraone Horemheb. La sezione numismatica è visitabile attraverso postazioni multimediali.

 

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Casa Carducci

La casa ove il Carducci visse dal 1890 fino alla morte ospita gli arredi originali,

 

 una biblioteca di circa 40.000 volumi (numerosissime le edizioni antiche e i testi

 

 rari), manoscritti autografi e carteggi, raccolti dal Poeta nel corso della sua intensa

 

 attività. Il percorso prosegue nell’adiacente giardino memoriale, dove si trova il

 

monumento che gli dedicò la città.

 

Museo di Antropologia Bologna

Il Museo risale al 1908, anno in cui venne istituita all'Università di Bologna la cattedra di Antropologia, e il primo nucleo della raccolta venne collocato in due stanze di Palazzo Poggi. Nel 1991 il Museo venne riallestito e nel 1993 venne trasferito nell'attuale sede. Il materiale, che documenta la storia e l'evoluzione dell'uomo, è diviso in tre settori. Il primo è quello di Paleoantropologia e Preistoria, dove si trovano calchi di scheletri e crani insieme a ricostruzioni degli ambienti preistorici per una migliore comprensione. C'è, inoltre, una raccolta di ossa appartenenti al Neolitico fino all'epoca romana e un'esposizione multimediale sul lungo cammino dell'uomo, che aiuta a comprendere meglio la Paleoantropologia. La seconda sezione è quella di Strumenti e Metodi Antropometrici, ed espone il materiale e gli attrezzi usati dall'antropometria, tra cui anche quelli inerenti l'antropologia criminale del Lombroso. Si trovano oggetti per misurare la vista, lo scheletro, e scale cromatiche per studiare i diversi colori degli occhi, dei capelli e dell'incarnato. L'ultimo è il settore Uomo e Ambiente, nel quale una serie di vedute panoramiche racconta il rapporto uomo-ambiente in varie condizioni geografiche e culturali. Si trovano qui riunite, inoltre, diverse collezioni di calchi novecenteschi di visi e busti, realizzati per studiare la Biologia delle razze. Da segnalare la ricostruzione di uno spazio urbano, oltre a quelli naturali, e una Yurta, ovvero una capanna dei popoli delle steppe asiatiche acquistata dall'Accademia delle Scienze di Almaty, nel Kazakistan.

 

Museo di Fisica Bologna

Questo Museo universitario nasce negli anni Settanta all'interno del Dipartimento di Fisica. Esso raccoglie e conserva collezioni di strumentazioni e documenti che appartengono alla storia della ricerca scientifica degli ultimi tre secoli e che provengono da vari istituti scientifici bolognesi.

Le raccolte originali sono state poi ampliate grazie a lasciti e nuove acquisizioni. Accanto al Museo sono presenti una serie di laboratori nei quali sono attivate iniziative di restauro, catalogazione e schedatura di documenti e apparecchiature affidate al Museo da enti esterni o privati e percorsi didattici.

 

Pinacoteca Nazionale di Bologna

 

La Pinacoteca Nazionale di Bologna è un museo italiano sito in via delle Belle Arti 56 nell'ex noviziato gesuita di Sant'Ignazio al quartiere universitario, nello stesso edificio storico che ospita l’Accademia di Belle Arti. Il museo, offre una vasta panoramica della pittura emiliana dal XIII al XVIII secolo, tuttavia non mancano testimonianze fondamentali di artisti non bolognesi che ebbero contatti diretti e non con la città.

Secondo Luigi Crespi fu il cardinale Prospero Lambertini, futuro papa Benedetto XIV, che progettò "una Galleria che fosse superiore a quante altre Gallerie Principesche si ammirano nella nostra Europa, collocandovi tutte le più superbe tavole d'altare, che sono nelle chiese, de' più celebrati autori, redimendole così e salvandole dalle ingiurie, per cui altre si compiangono rovinate e guaste".

Primo nucleo della futura Pinacoteca fu l'acquisto nel 1762, da parte di monsignor Francesco Zambeccari, di otto tavole del primo Cinquecento provenienti dalla demolizione della chiesa di Santa Maria Maddalena, per l'Istituto delle Scienze e destinate ad essere conservate nell'Accademia Clementina, la sezione artistica dell'Istituto scientifico. Nel 1776, sempre per l'Accademia Clementina, vennero acquistate una dozzina di tavole trecentesche e di icone bizantine, provenienti dal lascito di Urbano Savorgnan, già site nell'Oratoriano di San Filippo Neri.
Altro polo di conservazione cittadino fu l'Appartamento del Gonfaloniere nel Palazzo Pubblico, dove accanto ad opere come la Pala del Voto di Guido Reni, lì conservate per l'alto significato civico, vennero incamerati, fin dall'ultimo scorcio del Seicento, dipinti della scuola di Raffaello, di Lavinia Fontana e di Annibale Carracci.

Nel 1796 con la caduta del regime pontificio e con la nuova legislazione repubblicana, che portò alla soppressione di numerosi conventi, di tutte le corporazioni dei mestieri e allo smantellamento delle sedi dell'antico regime, il senato bolognese decise di raccogliere i dipinti delle chiese e dei conventi soppressi e dell'Accademia delle Scienze in un'unica collezione, raccogliendo quasi un migliaio di opere, sistemate prima nell'ex Convento di San Vitale; poi nel 1802 presso l'ex noviziato gesuita di Sant'Ignazio nel Borgo della Paglia, attualmente via delle Belle Arti 56, realizzato nel 1726 da Alfonso Torreggiani, come quadreria della neonata Accademia Nazionale di Belle Arti.

Con la caduta dell'Impero napoleonico nel 1815, molte opere requisite dai francesi ritornarono dal Louvre in città. Al quel tempo risale il primo intervento di ampliamento ad opera di Leandro Marcon. Del 1826 fu il primo catalogo ad opera di Gaetano Giordani. Ampliata nel 1844, includendovi la cappella del Convento, affrescata nella volta con l'Apoteosi di Sant'Ignazio. Tra il 1867-68, vennero incamerati molti dipinti provenienti da altre soppressioni, nel 1875 venne aperta regolarmente al pubblico, nel 1882 la Qudreria venne resa autonoma dall'Accademia e, nel 1884, vennero acquistate le Collezioni Zambeccari.
Ai primi del Novecento venne realizzata una nuova ala su progetto di Edoardo Collamarini. Alla fine degli anni sessanta, sotto il soprintendente Cesare Gnudi e su progetto di Leone Pancaldi, venne realizzato il Salone del Rinascimento e vennero collocati gli affreschi staccati della chiesetta di Sant'Apollonia di Mezzaratta. Nel 1997 la Pinacoteca è stata completamente rinnovata ed adeguata agli standard europei, è da annoverare tra le più moderne ed importanti Gallerie nazionali conosciute ed apprezzate all’estero grazie anche ad uno spazio espositivo adibito esclusivamente alle mostre temporanee ed alla attività didattica.

 

Museo di Anatomia Patologica

 

Il Museo è intitolato al professore di Anatomia Patologica dell'Ateneo bolognese, che istituì il Museo Teratologico, dal quale provengono alcuni degli esemplari in esposizione. I preparati teratologici umani sono conservati in formalina o alcool, mentre alcuni sono riproduzioni in cera.

 Oltre a questo tipo di materiale, il Museo conserva modelli in cera di organi affetti da varie patologie e campioni di organi umani prelevati nel corso di interventi o di autopsie che mostrano effetti di malattie, anche scheletriche.

 

 

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